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Gli’ sponsali, oggi modestissimi, si celebravano, nei tempi andati)con solenni con lusso, secondo le condizioni delle famiglie. II cerimoniale non driva da quello delle altre popolazioni.Fra gli indispensabili doni, primi, di rite, la canocchia – sci hannucra – con avvolta, nella rocca, Una matassa di lino bianco :una pudda biunca – con nastro rosso ad un piede, ed altri nastri, dai vari colori, alle ali ed al collo : un canestro anistedda – : due piatti di grano – duos prattos de tridiu – e due tovaglioli – duos pannizzos -.

La gallina, simbolo di fecondità, veniva inviata dalla futura suocera ; la quale inviava pure la canocchia, il :fuso, Se la sposa continuava ad abitare presso la madre ; e da questa, se andava dalla suocera. I1 fuso era il simbolo delle occupazioni domestiche delle donne, del lavoro costante, da giovane e da vecchia. Sa bamutcra infatti era la compagna indivisibile della donna, Che lilava in casa propria come in casa altrui : 1i”1ava camminando, Ii”I”ava parlando, filava cantando, :filava sempre, macchinalmente.

E del lino e della lana, :filati, si tessevano poi tele e stolle d’ogni genere, per tutti gli usi domestici : tele per camicie, tovaglie, tovaglioli : coltri bianche e colorate : fanugas, mantas e fressadas : orbaccio :finissimo e grossolano, per vesti da donna e da uomo.

Benedette le nozze, gli sposi percorrevano il tratto dalla chiesa alla propria casa sotto una pioggia di grano, che veniva da tutte le nestre, come augurio dell abbondanza.Cotesto costume augurale Si mantiene tutto di. I grani attendono gli sposi, anche per mesi, quando, sposatisi altrove, fanno il primo ingresso nel paese natio.

Si gitta il frumento, dice il Bresciani, sopra gli sposi, a segue d’esultazione e di abbondanza, come Una pioggia d’oro ; il Che usavano eziandio i vecchi romani, Che celebravano le lor nozze eroiche in coemptione et far’re.

Non v’ erano sponsali senza pranzo, e questo solennissimo, e con amplifiicazioni dei suoni, dei canti e dei balli.

Rallegravansi assisi a lauta mensa,Mentre vate divin fra lor cantava L’ argentea cetra percotendo.

Costumanze e Ricordi di Olzai di Don Pietro Meloni Satta